Fiera Marca 2026: stand affollato con prodotti non food e alimentari. Persone in visita, atmosfera vivace.

MARCA 2026: il non food corre più dell’alimentare

Gli espositori attivi nei comparti del Largo Consumo che non hanno a che fare con la tavola rappresenteranno il 25% degli exhibitor presenti alla manifestazione interamente dedicata alla MDD, in calendario il 14 e 15 gennaio
Fiera Marca 2026: stand affollato con prodotti non food e alimentari. Persone in visita, atmosfera vivace.

“Il non food è la componente che cresce di più”. Va diritto al punto Rossano Bozzi, Direttore Business unit BolognaFiere, nel commentare la presenza di exhibitor al prossimo appuntamento di MARCA by BolognaFiere & ADM, in programma il 14 e 15 gennaio 2026. “In questa edizione – afferma Bozzi – gli espositori che non appartengono al comparto alimentare arriveranno a rappresentare il 25% del totale. Un percentuale importante, frutto di una significativa progressione registrata negli ultimi due anni”.

E un indicatore su cui occorre riflettere, perché rappresenta il segno tangibile di un trend incoraggiante per i settori del Largo Consumo che non hanno a che fare con la tavola. Settori che hanno iniziato a intravedere le opportunità offerte dalla MDD, un comparto definito dal position paper redatto da THEA per conto di ADM “un motore di crescita della Distribuzione Moderna e del sistema economico italiano”. I numeri, del resto, parlano chiaro: secondo le stime elaborate dalla stessa THEA su dati Circana, infatti, nel 2025 il fatturato complessivo dei prodotti MDD ha raggiunto i 31,5 miliardi di euro, in aumento del 6,8% rispetto all’anno precedente. Il comparto arriva così a detenere una market share nel perimetro omnichannel pari al 30,4%, in crescita rispetto al 29,9% del 2024 e ancor più rispetto al 26,6% registrato nel 2019.

Ma non solo. I prodotti MDD in Italia accelerano anche in termini di volumi: mettono, infatti a segno una progressione del +4% rispetto al 2024, registrata soprattutto al sud e nelle isole dovel’incremento è il triplo rispetto alla media nazionale. E dove si registra un’avanzata più che doppia anche in termini di valore.

La convenienza

Il piatto della private label, dunque, continua a essere ricco. Anche perché conta su una freccia al proprio arco di non poco conto: premia tanto la parte a monte quanto quella a valle della filiera. Da un lato, infatti, rappresenta un volano per il business dell’industria. Dati alla mano, la survey di THEA rileva come le aziende fornitrici (MDD partner) impegnate per oltre l’80% nella produzione di prodotti a marca del distributore abbiano aumentato mediamente nell’ultimo decennio il proprio fatturato dell’11%. Ben più di quanto ottenuto dai player che contano su un’incidenza di produzione MDD tra il 50% e l’80% (+7%) e da quelli che non si spingono oltre il 50% (+5%).

Dall’altro lato, la private label si dimostra un valido alleato del consumatore, penalizzato dalla spinta inflattiva che ha contraddistinto gli anni post Covid. Lo prova il fatto che – sempre secondo il Report di THEA – 9 italiani su 10 si fidano dei prodotti MDD che in questi anni hanno difeso il potere d’acquisto delle famiglie italiane, agevolando 22 miliardi di euro di risparmi dal 2020 a oggi. Significa – fa notare il Report – circa 150 euro l’anno per nucleo.

L’innovazione

Attenzione però a non limitare la ragione del successo della marca del distributore alla sola capacità di contenere gli scontrini. “I dati – osserva Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere – confermano come la MDD non rappresenti più solo una risposta alla domanda di convenienza, ma un modello che integra qualità e innovazione lungo tutta la filiera produttiva”. Un punto nodale su cui concorda anche Mauro Lusetti, presidente ADM: “Le performance rilevate dalla survey, costituiscono il frutto di un lavoro svolto insieme ai nostri partner industriali, che ha consentito al comparto di mettere a segno importanti evoluzioni in termini di ricettazione, packaging e sostenibilità”.

La Distribuzione Moderna

Il monitoraggio di Thea consegna, quindi, una fotografia positiva di un comparto che rappresenta una voce ormai irrinunciabile per i conti delle insegne. Una voce nevralgica, insomma, per sostenere il retail che, a sua volta, costituisce un anello nevralgico per l’intero sistema Paese. “Nel 2024 – ricorda Valerio de Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group – la Distribuzione Moderna ha generato 173 miliardi di euro di fatturato, 28,9 miliardi di valore aggiunto e 454 mila occupati, con oltre 70 mila nuovi posti di lavoro creati negli ultimi dieci anni, attestandosi come 9° settore economico per crescita occupazionale nello stesso periodo, più di telecomunicazioni, tessile e amministrazione pubblica”.

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