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Franchising, la cura della persona corre all’estero

Il personal care guida la spinta oltreconfine: il 53% delle reti del comparto ha una presenza internazionale. Per il franchising italiano lo sviluppo estero diventa sempre più strategico
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La cura della persona è tra i comparti del franchising italiano con la maggiore propensione all’internazionalizzazione: il settore si posiziona al 53% subito dopo abbigliamento, dove la quota di reti presenti all’estero raggiunge il 58%, ristorazione, al 56%, e arredamento, al 55%. Il dato emerge dal Rapporto Assofranchising Italia 2026 – Strutture, Tendenze e Scenari, realizzato da Patrigest insieme a TEHA Group.

L’estero pesa sempre di più nelle strategie di crescita

“Il franchising italiano guarda sempre più oltre i confini nazionali. Il 41% dei brand è già presente sui mercati esteri, mentre un ulteriore 20% prevede di avviare un percorso di espansione internazionale nei prossimi tre anni”, ha sottolineato Massimiliano Maffioli, presidente di Assofranchising. I dati sono stati presentati da Assofranchising durante l’incontro “Espandersi in Europa: gli strumenti e il network della European Franchise Federation (EFF) per facilitare lo sviluppo internazionale”, organizzato nell’ambito del Salone Franchising Milano 2026. “L’internazionalizzazione rappresenta una prospettiva strategica per molte reti, chiamate però a confrontarsi con mercati, normative e modelli di consumo differenti. Per questo è importante costruire una dimensione sempre più internazionale del franchising, capace di favorire relazioni, scambi e opportunità concrete per accompagnare le imprese italiane sui mercati esteri” prosegue Maffioli.

Le reti più piccole guardano oltreconfine

La presenza internazionale aumenta con la dimensione della rete, ma non riguarda più soltanto i grandi operatori. È già presente all’estero il 56% dei grandi brand, il 49% dei medio-grandi e il 47% dei medi. La quota resta significativa anche tra le realtà di dimensioni più contenute: raggiunge il 42% per le reti medio-piccole e il 37% per quelle piccole. Il quadro mostra come il franchising possa rappresentare una leva di accesso ai mercati internazionali anche per aziende prive di una struttura globale particolarmente articolata, grazie alla possibilità di replicare il modello di business attraverso una rete di affiliati e partner locali.

Il vantaggio percepito del made in Italy

Per i comparti legati alla cura della persona, al beauty e al wellness, l’espansione internazionale può inoltre beneficiare del posizionamento dei marchi italiani che “partono da un vantaggio competitivo importante. Nei settori del fashion, beauty, wellness e food sono percepiti come moderni, distintivi e fortemente legati a uno stile di vita”, ha affermato Matthias Lehner, presidente della European Franchise Federation e di Bodystreet. Secondo Lehner, tuttavia, l’attrattività del brand deve essere sostenuta da una struttura adeguata: “Per affrontare l’espansione oltreconfine servono solidità finanziaria, un team pronto a sostenere la crescita e soprattutto un’identità di brand forte e riconoscibile” continua il presidente.

Mercati diversi, strategie diverse

Svilupparsi all’estero significa però confrontarsi con normative, modelli di consumo e condizioni competitive differenti. Un aspetto particolarmente rilevante in Europa, dove il franchising non è regolato da una disciplina unica. “Non esiste una legislazione europea unica sul franchising e gli obblighi possono variare significativamente da Paese a Paese”, ha spiegato Alisdair Gray, direttore esecutivo della European Franchise Federation. “Per questo, quando si entra in un nuovo mercato, è fondamentale non farlo da soli. Il ruolo delle associazioni è offrire market intelligence, supporto sugli aspetti legali e, soprattutto, facilitare la costruzione di relazioni e di una rete locale. Nel franchising la fiducia è un elemento fondamentale per costruire partnership durature” aggiunge Gray. La European Franchise Federation, di cui Assofranchising fa parte, riunisce 20 associazioni nazionali e punta proprio a favorire lo scambio di informazioni e competenze tra i diversi mercati.

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