Douglas mette nero su bianco la propria strategia di decarbonizzazione e porta gli obiettivi climatici dentro la gestione della rete retail, dell’assortimento e della catena di fornitura. Con la pubblicazione del primo Piano di transizione climatica, il gruppo beauty definisce una serie di traguardi al 2030 e una traiettoria verso le emissioni nette zero entro il 2050, trasformando gli impegni ambientali in misure operative. Il piano ha una dimensione europea e riguarda quindi anche l’Italia.
Dal target climatico alle azioni operative
Il nuovo piano del gruppo tedesco, presente in 22 Paesi con oltre 1.950 negozi, parte dai progressi già compiuti sul fronte ambientale. Douglas aveva previsto di dimezzare entro il 2025 le emissioni generate direttamente dalle proprie attività e dall’energia acquistata rispetto al 2018/19, ma ha raggiunto il traguardo in anticipo, arrivando a una riduzione del 64,5% già nel 2024. A sostenere il risultato sono stati soprattutto il maggiore ricorso alle energie rinnovabili e gli interventi di efficienza energetica.
Per il 2030 il gruppo alza ulteriormente gli obiettivi: punta a ridurre del 42% le emissioni legate alle proprie attività e del 25% quelle riconducibili ad alcune delle principali voci della filiera, come acquisti, energia, trasporti e fine vita dei prodotti. Sul lungo periodo, Douglas mira a tagliare del 90% le emissioni entro il 2050, compensando solo la quota residua. “Il Piano di transizione climatica è molto più di un semplice impegno” spiega Ricarda Gallas, Senior Manager Group ESG. “Documenta pubblicamente come il Gruppo Duglas si assume le proprie responsabilità. Trasforma le nostre ambizioni climatiche in azioni concrete e ci fornisce una chiara tabella di marcia per gli anni a venire. Ci aiuta a rimanere concentrati, a misurare i progressi e a mantenere la responsabilità rispetto agli impegni presi. Allo stesso tempo, pone le basi per il nostro obiettivo a lungo termine di raggiungere emissioni nette zero entro il 2050” spiega la manager.
Meno consumi e più energia rinnovabile
Per una rete fortemente basata sui punti vendita fisici, uno dei principali terreni di intervento riguarda l’energia. Douglas vuole ridurre del 20% il consumo energetico complessivo entro il 2030 rispetto al 2023/24. Tra le azioni previste, anche l’installazione di contatori intelligenti nella rete internazionale, il miglioramento degli impianti di riscaldamento, ventilazione e climatizzazione e l’estensione dell’illuminazione a LED, che dovrebbe raggiungere il 90% delle superfici di vendita e delle aree di servizio entro il 2027.
La strategia prevede inoltre di portare almeno al 90% entro il 2030 la quota di elettricità rinnovabile utilizzata da negozi, uffici e magazzini. Poiché i punti vendita Douglas sono spesso situati nei centri commerciali o nelle principali vie dello shopping e hanno una superficie media di circa 300 metri quadrati, le possibilità di produrre energia rinnovabile direttamente in loco sono limitate. Il gruppo punta quindi soprattutto sull’approvvigionamento energetico e, nei punti vendita non coperti direttamente dai contratti Douglas, su accordi con i proprietari degli immobili che includano criteri ambientali. Dal 1° maggio 2026, inoltre, le nuove auto aziendali prese in leasing dal gruppo devono essere elettriche, salvo eccezioni legate alla disponibilità delle infrastrutture di ricarica e a specifiche esigenze operative.
Il peso della filiera
La sfida principale, tuttavia, è fuori dal perimetro diretto dei negozi. Nell’anno base 2023/24 appena il 12,7% delle emissioni complessive proveniva dalle attività direttamente controllate da Douglas, mentre l’87,3% era generato a monte e a valle della catena del valore. Acquisto dei prodotti e dei servizi, packaging e logistica diventano quindi centrali nella strategia di riduzione.
Per i marchi propri, Douglas punta a lavorare su formulazioni, ingredienti e confezioni. La politica sul packaging prevede entro il 2030 una riduzione del 24% del peso degli imballaggi per millilitro di prodotto, l’aumento della quota di materiali riciclati e la progettazione dell’intero portafoglio secondo criteri di riciclabilità. Per i produttori dei marchi propri che rappresentano almeno il 90% delle emissioni del relativo portafoglio, il gruppo chiede inoltre l’adozione di obiettivi climatici coerenti con la metodologia SBTi.
La collaborazione si estende anche ai marchi terzi presenti in assortimento: Douglas punta a coinvolgere i partner che rappresentano almeno l’80% delle emissioni associate, incoraggiandoli a definire propri obiettivi climatici e a integrare criteri ambientali nello sviluppo dei prodotti, nella scelta dei materiali, nel packaging e nella produzione.
Logistica, consegne e rete omnicanale
Un’altra leva riguarda la distribuzione. L’insegna sta inserendo criteri ambientali nelle gare per i trasportatori, con l’obiettivo di aumentare progressivamente le consegne effettuate attraverso mezzi a basse o zero emissioni. La sostenibilità si intreccia così con la trasformazione logistica e omnicanale del gruppo. Il programma che integra in un unico magazzino i flussi dei diversi canali punta a migliorare previsione della domanda, condivisione delle scorte, consolidamento dei trasporti, percorsi distributivi e gestione dei resi. Un’impostazione destinata ad avere ricadute anche sui mercati del raggruppamento Douglas ITA, Italia compresa.